Il cliente LuxuryZone ci contatta per avere un restyle del proprio logo e con l'occasione rivedere il lancio della campagna per la contestuale apertura di nuovi negozi in molti dei mall dove sono presenti.
È un cliente non facilissimo: il settore dove opera è complesso da gestire, visto che trattano gioielleria di alto livello a prezzi outlet. Questo “ossimoro” (il prezioso non costoso) è una sfida non solo lato branding ma soprattutto lato comunicazione.
Alcune delle desiderata sul logo design:
- Il logo deve essere molto alto: deve dare l'idea di serietà ed eleganza
- Non deve, però, essere irraggiungibile. Dobbiamo posizionarci senza spaventare
- Visto il naming un po' “sgraziato” (quello ZONE è molto poco gioiello), vorrebbero un elemento grafico distintivo
- Questo elemento, però, non deve essere centrale. Il nome è centrale
- Non ci sono preferenze cromatiche, forse addirittura il bianco/nero può essere una soluzione d'interesse
Alcune delle desiderata lato comunicazione:
- deve essere diretta e impattante, ma non volgare
- non sono obbligatori indossati, ma se dovessero esserci devono non cannibalizzare il brand
- Non è obbligatorio il gioiello come “main visual”: loro vendono molti gioielli, non uno in particolare
- L'immagine potrebbe avere una vena ironica, solo se questo non inficia sull'impatto sempre molto alto
- Non c'è un budget che permetta l'uso di un testimonial o la realizzazione di uno shooting ad hoc
Come di consueto, ogni richiesta può avere la sua controparte quasi opposta con cui confrontarci ;)
I negozi sono tanti, il tempo è poco e la richiesta è sfidante. Ci buttiamo sul lavoro.
SVILUPPO
Il logo da cui partiamo è questo:


È un logo freddo e non richiama subito la gioielleria né il gioiello in generale. Questo ultimo punto proprio non va al cliente.
Usciti dalla riunione, una frase ci è rimasta particolarmente impressa:
“il logo è il naming stesso. Se dovete aggiungere qualcosa, che sia nel naming stesso”
È una delle richieste più precise che ci sono pervenute lato brief, non possiamo ignorarla e decidiamo di dedicarle tutta la nostra attenzione.
Il primo passo è capire che peso dare alle parole: è più importante la parola “luxury” o la parola “zone”? O meglio: se dovessimo spingere su un simbolismo, dove andremmo? Direttamente sul gioiello? O su qualcosa che richiami sua sorta di “luogo”, di “spazio”, di “zona”?
Chiaramente la seconda lettura è la più complessa da concretizzare e sopratutto è quella che potrebbe portarci davvero fuori strada. Si rischia di abbassare troppo il tiro della creatività o di creare un perimetro a qualcosa che dovrebbe avere un respiro molto ampio. Puntatori di google, segnali stradali e simboli analoghi cominciano ad annidarsi pericolosamente nel nostro retro cervello e dobbiamo evitare la trappola che l'approccio iniziale ci sta tendendo. Vendiamo gioielli, quello importa.
Cominciamo allora a elaborare alcune soluzioni che prevedono l'inserimento di una pietra (una sua stilizzazione) all'interno di alcune lettere della parola LUXURY: soprattutto la X e la Y ci ispirano questo tipo di intervento.
Anche la R potrebbe essere un appiglio per questo tipo di segno

Non cerchiamo soluzioni troppo raffinate lato simbolismo, perché ciò che abbiamo capito dal cliente è una certa propensione alla concretezza, alla praticità. “Vendiamo gioielli, vogliamo che si capisca subito” (cit)
Se ci lanciamo in voli pindarici, il cliente potrebbe non seguirci perché ci allontaneremmo dalle sue corde, il logo design di Luxuryzone dove essere più semplice.
Ecco il motivo della scelta di spingere su una pietra/gioiello come unico elemento visivo.
Quello che però non ci sta convincendo nei primi approcci, è il bilanciamento tra la parte destra e quella sinistra del naming: ci stiamo muovendo in modo che potrebbe esserci troppo peso e troppi elementi sulla sinistra e nulla sulla destra.
Vero che la parola “zone” proprio non ci piace, ma rischiamo di creare un logo che sia “monco” già di partenza, rischiamo di non far cogliere il naming nella sua interezza. E il naming è molto caro al cliente, come ci viene spesso ripetuto.
Dobbiamo provare a cercare un bilanciamento visivo tra la parola LUXURY (lunga e complessa) e la parola ZONE (corta e veloce)
L'unica soluzione ottimale è quella di spostare l'attenzione proprio su ZONE e trovare in essa la chiave di volta.
Qui l'intervento è abbastanza basilare lato progettazione: la lettera O è una base perfetta per qualsiasi tipo di gioiello


SOLUZIONE
Non vogliamo risultare, però, troppo banali. Una pietra su una montatura che è essa stessa la lettera, è qualcosa di già visto e se vogliamo di un po' “posticcio”. L'approccio ci poterebbe inoltre ad aggiungere poco dettaglio all'anello che andremmo a creare, proprio per renderlo il più possibile vicino alla conformazione della O. Non abbiamo ancora ragionato sulla font, ma non pensiamo sarà una font ricercatissima, dovrà avere una lettura agile e un corpo semplice. Non ci immaginiamo lettere particolari, quindi anche l'anello dovrà essere commisurato.
La prima soluzione non ci convince.
Dobbiamo cercare un'altra via.
Forse ci siamo. Eliminiamo completamente la lettera O e la sostituiamo con un anello. Non aggiungiamo la pietra alla O: cambiamo proprio la lettera.
L'anello dovrà avere una prospettiva un po' mossa per non risultare banale e forse è anche il caso di provare ad aggiungere una sorta di “effetto di luce” sulla superficie. Funzionerà?
Abbandoniamo quindi carta e penna e ci buttiamo sul digitale dove, dopo un po' di prove, troviamo quello che poi sarà il nostro l'ottimo, il nuovo logo design di LuxuryZone.
Il risultato è pulito e semplice, ma convince subito il cliente. Decidiamo che l'anello diventerà core dell'impianto visivo
Il bilanciamento è corretto. L'aggiunta dell'effetto di luce è un azzardo (nei piccoli formati si vedrà?), ma al cliente piace molto e rimarrà poi come “firma” del logo.
Dopo parecchie prove sulla font, ci decidiamo ad usare l'OPTIMA. La creazione di Hermann Zapf della fine degli anni '50, è un perfetto equilibrio tra la ricercatezza e la leggibilità. Una font “sans-serif” che, parole del suo ideatore:
“not as monotonous and tiring as a normal sans-serif, simple and self-explanatory in its form” (Type, page 353)
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